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LE SPINE DELLA MARGHERITA

Le rose, le bancarelle, la chiesa agghindata con i paramenti solenni. Per Nico era strano tornare a Pieve proprio in quel giorno, mentre lui aveva tutt’altro in mente, e anzi, avrebbe voluto restare il più possibile da solo.

Niente era più lontano da lui della confusione di una festa, e poi, soprattutto, la religione e la fede non rientravano nei suoi orizzonti, proprio come era stato per suo padre e sua madre.

Eppure quella scena l’aveva portato a rivivere le sensazioni delle feste di un tempo: il ricordo delle giostre della fiera, a Torino, al parco del Comunale, proprio per la festa di Santa Rita, patrona del rione. Nell’aria il profumo dolciastro dello zucchero caramellato e dei tigli in fiore, e i vialoni del quartiere che si vestivano da paese, mascherandosi di una strana euforia.

La festa di Santa Rita gli riportava alla memoria gli anni vissuti da bambino in città. I giochi, le corse, i colori. E insieme la nostalgia di un ricordo a lungo sopito: quelle parole della mamma che tornavano a farsi sentire, misteriose e dolci, ripensando allo sguardo supplice della santa con la spina in fronte.

“Povera mamma Rita, povera Margherita…”: sua madre diceva così, sorridendo, ogni volta che, tornando a casa, passavano di fronte al santuario e alzavano lo sguardo verso la statua della santa, collocata su di un piedistallo nel mezzo del giardinetto, fra i rovi delle rose.

Agli altri bambini quella statua faceva impressione, con la spina conficcata in fronte, ma lui questa cosa non l’aveva mai capita. Alcune mamme evitavano addirittura di passarci davanti accompagnando i figli a scuola.

Sua mamma invece no: lei ci scherzava. E visto che era Margherita anche lei, e di spine ne aveva “altro che una sola”, come diceva sempre per sdrammatizzare un po’, l’aveva presa in simpatia, e ne parlava spesso, anche se, a quanto lui si ricordasse, non si era mai fermata a rivolgerle una preghiera.

A volte, però, nei giorni in cui era triste, rimaneva in silenzio, e allora era davvero come se pregasse. E se lui si mostrava preoccupato, lo guardava e lo accarezzava piano.

“Tranquillo, Nico… Anche noi Margherite abbiamo le nostre spine, ma non fanno troppo male”.

Erano cose che non poteva capire, allora, ma gli bastava che la mamma riprendesse a sorridere, e le margherite potevano anche avere le spine…